"Con in bocca il sapore del mondo", di Fabio Stassi: recensione

"Con in bocca il sapore del mondo", un libro di Fabio Stassi
Editore Minimum Fax

L'autore ( che nei suoi romanzi visita costantemente le più svariate opere letterarie fino a usarle come terapia) stavolta rende omaggio a un genere troppo spesso sottovalutato : la poesia.
Lo fa in modo del tutto originale, facendo parlare dieci grandi poeti italiani della loro vita e del perchè più profondo della loro arte.
-Si inizia con Dino Campana, folle e geniale, una sofferenza che trova sollievo solo nello scrivere i suoi versi immaginifici e dolenti, ferito da rifiuti e mancanza d'amore, in un'esistenza che sta tra il reale e l'immaginato.

-Abbiamo poi il Vate, Gabriele D'Annunzio, esteta e sempre in cerca di emozioni fortissime, della bellezza e dell'impresa estrema, il cui significato è insito nella sua brama di vivere.

  • Guido Gozzano, con la sua breve vita piena di sensazioni, minimalismi, immagini familiari e di una fragilità fisica che mai gli consentirà di vivere appieno se non attraverso le sue opere.

  • Umberto Saba, all'anagrafe Poli, ma Saba suonava meglio e per un poeta questo è tutto. Non vuole essere il poeta di Trieste, la sua vita trascorre in luoghi diversi. Parigi, Firenze e infine Roma. Poi nuovamente Trieste, dove sente che il cuore si è gonfiato di troppo dolore.

-Aldo Palazzeschi, fiorentino e dissacrante, anche lui con cognome cambiato. Lo ha deciso quando, contrariamente a ciò che il padre vorrebbe, sente che non può fare altro che lo scrittore e prende il cognome della nonna che per prima lo ha introdotto alle favole.

  • Ecco poi Vincenzo Cardarelli, l'uomo che portava il pastrano anche d'estate. Dalla nativa Tarquinia a Roma dove vive sempre sull'orlo della miseria, sublimando una solitudine che diviene la sua ispiratrice.

  • Il grande Giuseppe Ungaretti, nato e vissuto fino a ventiquattro anni ad Alessandria d'Egitto (cosa che non molti ricordano), per lui l'Italia era il paese del sentito dire.

  • Poteva Mancare Eugenio Montale, autodidatta e frequentatore di biblioteche, che ben conosce il male di vivere? Mai completamente convinto della sua opera, vive con modestia e dubbio perfino il Nobel.

  • Abbiamo poi Salvatore Quasimodo, che ha sempre nel cuore e nei versi delle sue poesie l'impronta della sua terra natìa, la Sicilia.

"I miei versi sono la mia biografia, anche quando di me non parlano e non raccontano nulla ">

  • Il libro si conclude con Alda Merini, poetessa in bilico tra la follia e la creatività. In tutto, racconta, collezionò ventiquattro ricoveri e qualche familiare disse che in fondo in manicomio poteva star bene...

L'essere stata in certi tristi luoghi,
coltivare fantasmi
come tu dici, attento amico mio,
non dà diritto a credere che dentro
dentro di me continui la follia.
Sono rimasta poeta anche all'inferno>

Un testo, complessivamente, coinvolgente e anche istruttivo. Qui i poeti vengono descritti in modo ben diverso da ciò che accade in un manuale di letteratura. Pur nella precisione di fatti e date, a ciascuno viene restituita la propria identità speciale, quella che li ha resi grandi e immortali.

CCO Creative Commons
tea-time-3240766_1280.jpg

H2
H3
H4
3 columns
2 columns
1 column
4 Comments